La Linia di Fuoco

Dal diario di Sisto Cicona di Simone Simoni

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Il diario di guerra di Sisto Cicona è un manoscritto di 72 facciate in gran parte ben conservate e piene di elementi interessanti. Tragico ed intenso, a tratti convulso e di difficile decifrazione, presenta un italiano sgrammaticato e spesso precario, ma una volta che vi ci si è immersi è difficile non immedesimarsi con le impressioni, i valori e i sentimenti del giovane protagonista: il terrore, la disperazione, la sofferenza, ma anche la religiosità, il coraggio e l’ indissolubile speranza, che sembrano esigere di essere messe instancabilmente nero su bianco proprio per dare al suo autore la forza per guardare avanti, alla pace, al ritorno alla patria. In certi casi, le parole e le straordinarie illustrazioni autobiografiche del diario sembrano evadere dalle vecchie pagine sbiadite e proiettarci all’indietro di un secolo esatto, direttamente tra le gelide praterie innevate della Galizia, tra le trincee insanguinate, tra i pidocchiosi campi di prigionia, tra i campi coltivati col sudore e il lavoro disumano di quei prigionieri. Ragazzi di vent’anni, che cercano disperatamente, tra le righe dei loro diari, un senso a quella condizione e a quella guerra assurda, nella speranza della pace, del rientro, di riabbracciare la terra natia e i propri cari.

Sisto Cicona, figlio di Antonio Cicona nasce nel 1888 a Prade in Zortea, nel Comune di Canal San Bovo, nel distretto di Primiero. Il 2 Gennaio 1915 parte da Tires, in Val Pusteria, alla volta dell’inferno Galiziano. Sisto ha 27 anni ed è uno dei moltissimi landesschützen trentini che vengono strappati dalle loro valli di montagna e gettati nelle trincee del sanguinoso fronte orientale.

Sin dal suo primo giorno di guerra, il 10 gennaio 1915, Cicona è proiettato in un un mondo di battaglie cruente, sanguinose, lunghe ed estenuanti anche di 36 ore consecutive. Scontri terribili, echi di bombardamenti continui, scoppi di bombe di ogni tipo, urla di granate, scoppiettii dei fucili a ripetizione.

Il 18 Gennaio resta sulla linea di fuoco a sparare per 36 ore consecutive. Il rumore assordante delle bombe si fa onomatopea e le preghiere disperate si alternano ai ricordi dei propri cari. Di seguito la trascrizione dal manoscritto pag. 4 e 5:

 

il giorno 18/1/15 Genaio/di[]festa sono stato/sulla linia di fuoco 36 ore/sempre sbarato sensa mai/fermare uno menuto/veniva le gonchete?/le[]granate e scrapnel? /balle dum dum/bale di piombo o o/qual’ desperasione/che è in posibile por-/tar[]fuori la vita/ma io graziando idio/e la beata vergine in/questa volta o portata/fuori la[]vita ma chi sa/un naltra volta!/ma pregaro sempre/il mio dio che mi daga/la grazia di poter tornare/alla mia patria/[ill.] ancor imie[i miei] cari /genitori e frateli e sorelle/ amici parenti ecc./e se[]sono destinato in/questa via di morire/allora idio. se mi[]merito/mi dara il paradiso/intanto pregero sempre/il buon gesu che/mi[]dase questa fortuna/pater noster/ave maria

Dopo quasi 3 mesi di estenuante guerra in trincea, il 23 Marzo Cicona combatte una battaglia decisiva, a viso  con il nemico. L’esito è disastroso e molti sono i morti e i feriti. Sisto riesce a salvarsi riparandosi sotto ad un carro, unico punto dove nascondersi in una campagna priva di case, baracche o qualsivoglia punto di riparo:

il giorno 23 di Marzo/abbiamo fato una batalia/contro il nemico/e ne sono stati molti/morti e feriti/ed Io per grasia di Dio/me ano salvato /pater e ave che Idio/ella beata Vergine/mi daga la grasia di /tornare Sisto Cicona/Lo prete di guerra/andove verà questo/la[]fine?/malamente seguro/basta in tanto/andiamo avanti/con sete e fame e pieno/di miseria nella vita

[ill.]/O che vita: o[]dovuto stare /disteso soto/di un charo/in campagna/per non eser case/ne meno barache

Dopo 2 mesi, il 14 maggio, Cicona sarà fatto prigioniero e deportato dall’esercito russo, e di li comincerà un’altra fase del suo racconto…

Illustrazione di guerra del soldato Sisto Cicona

Illustrazione di guerra del soldato Sisto Cicona

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