poesia

Ti condurrei, amore mio…

Con linguaggio dalle tinte forti e contrastate, Garcia Lorca conduce l’amata lungo il corso dell’anno. A partire proprio dalla verde promessa degli stagni infiniti, là dove sbocciano i figli delle giovani fate, forse delle Guane. Le stagioni della sua terra gli offrono una tavolozza per dipingere i propri sentimenti. E così, passando dall’autunno all’estate rigogliosa, il poeta approda a una cruda e mortifera immagine invernale. Ti condurrei, negli ...

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Un leggero piede che passa

Yosa Buson ci mostra la leggerezza d’un giovane piede che calca una terra d’acqua intorbidandola. Come non leggere qui un invito all’attenzione, alla cura, alla leggerezza nell’interagire con questi ambienti preziosi e delicati? Il riferimento implicito all’inconsapevolezza del giovane piede che passa indica, anche alle nuove generazioni, una precisa responsabilità. Ashi yowa no Watarite nigoru Haru no mizi Acqua di ...

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Una vita trascorsa a guardare le rane…

Kobayashi Issa dedicò cinquantaquattro haiku alle lumache, duecentotrenta alle lucciole, oltre centocinquanta alle zanzare, quasi duecento alle rane. Dal suo canzoniere, traiamo tre opere che sviluppano altrettanti aspetti delle terre d’acqua. In questi tre componimenti, egli passa dal doloroso ricordo del villaggio d’un tempo (“quando la miseria s’accompagnava alle pulci e alle zanzare degli acquitrini, e aveva il volto dei ...

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Il silente stagno di Ryokan

“In dialogo con il più famoso haiku di Basho, Ryokan gioca sottilmente, mostrandone un possibile rovescio. Se per Basho non c’è nulla, nemmeno il più piccolo evento (il tuffo di una rana), che non risuoni sullo sfondo abissale del tempo (l’antico stagno), per il Ryokan di questi versi ogni fenomeno è «nuovo»: tutto si produce e scompare senza lasciare traccia.” ...

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