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Il paesaggio dello Zugna. Recupero e valorizzazione dei siti storici della prima guerra mondiale

di Alessandro Andreolli

di Alessandro Andreolli

è architetto; laureato a Venezia nel 2004, collabora, dal 2004 al 2009 con il prof. arch. Renato Rizzi. Interessato al rapporto architettura-paesaggio-montagna, si occupa di progettazione e allestimento. Progetta con G.Campolongo l’intervento sull’area del “Trincerone-Kopfstellung”, del quale ora sta curando lo sviluppo ulteriore.
Modello dell’ambito storico della Prima Guerra Mondiale sul Monte Zugna

Modello dell’ambito storico della Prima Guerra Mondiale sul Monte Zugna

Il progetto interviene sull’ambito storico del paesaggio del Monte Zugna. La strategicità dello Zugna durante la Prima Guerra Mondiale, dal quale si controllavano Vallagarina e Vallarsa, ha determinato, da parte degli eserciti contendenti, la costruzione di un “paesaggio fortificato” che si è sovrapposto a quello “naturale”, assorbendone le peculiarità e divenendone parte integrante. L’intervento realizzato si articola lungo l’asse della strada che sale da Alberedo, la via di comunicazione che permette di attraversare per intero la struttura dalle retrovie austro-ungariche alle prime linee del “Trincerone-Kopfstellung”, dalle retrovie italiane fino alla cima; ed ha un duplice obiettivo. Da un lato, il recupero funzionale dei manufatti che definiscono l’organizzazione militare. L’intervento comprende strutture di superficie: dall’area delle prime linee – dove l’impressionante prossimità tra gli opposti manufatti esprime un’altra unicità dello Zugna – alle retrovie, dove si articola il sistema logistico, le artiglierie, gli sbarramenti, ma anche i Cimiteri Militari; e strutture di profondità: il sistema delle gallerie militari (delle quali è stato recuperato un settore). Dall’altro lato un obiettivo “estetico”, che cerca, attraverso il progetto, di mettere in evidenza il “valore” (la qualità) del paesaggio della montagna.

La Grande Guerra sullo Zugna

La Grande Guerra sullo Zugna

L’esercito austro-ungarico, prima dello scoppio della guerra, aveva deciso di costruire un forte sulla cima del Monte Zugna. Per questo, nel 1912, si iniziò la costruzione della strada che da Albaredo sale alla cima dello Zugna, mai tuttavia completata a causa del conflitto con la Serbia, scoppiato il 28 luglio 1914, che innescò la prima guerra mondiale.
Nel settembre di quell’anno, prevedendo l’entrata in guerra dell’Italia ed essendo molti forti incompleti, l’esercito austro-ungarico abbandonò la difesa del confine politico e si
portò su una linea più breve che passava per Rovereto. Da quella linea, il 15 maggio 1916 scatenò un’offensiva (definita Strafexpedition) contro l’esercitò italiano che nel frattempo aveva occupato il basso Trentino. Sotto gli attacchi austro-ungarici l’Italia si ritirò fino ad arrestarsi sullo Zugna , il 18 maggio, al Trincerone. Qui, malgrado numerosi tentativi, gli austro-ungarici dovettero fermarsi e costruire un campo trincerato contrapposto a quello italiano, il Kopfstellung, con trincee, ricoveri in caverna e in baracca, comandi, depositi, postazioni, teleferiche, acquedotti e altro. Anche gli italiani si organizzarono completando questo apparato, sia di difesa che logistico, quasi tutto a cavallo della strada.
Oggi qui possiamo vedere – esempio unico su tutto il fronte italo-austriaco – la sezione delle due linee con le rispettive organizzazioni, procedendo dalla parte bassa del monte dove erano posizionate le grosse artiglierie austro-ungariche, per arrivare alla prima linea, verso quota 1400, con entrambi gli avamposti e la “terra di nessuno”, attraversare la prima linea
italiana, fino alle artiglierie italiane di medio calibro e il caposaldo della cima. Entrambi gli eserciti considerarono il territorio del Monte Zugna come prima linea: da parte italiana, vi erano ben sei linee di difesa consecutive.

Gli interventi progettuali si basano su una rilettura critico-interpretativa delle immagini del luogo e dei manufatti, secondo il binomio del “ri-cordare” – “re-cuperare”: tornare a vedere, forma particolare di “memoria” estetica. La distanza temporale e culturale dalla guerra comporta un necessario ribaltamento di significato, che trasforma simbolicamente la strutturazione militare da sinonimo di “distruzione” a strumento attraverso il quale leggere “nuovamente” il paesaggio dello Zugna.

La strada che percorre il crinale interseca anche gli altri “livelli” di lettura del paesaggio dello Zugna e che vengono identificati nel progetto: l’antropizzazione del territorio; la geomorfologia, con la frana dei Lavini che ospita anche le Orme dei dinosauri; aspetti floristico-botanici, il percorso astronomico per l’Osservatorio. La strada, elemento fondante dell’ambito storico, diventa il grande “filamento” che, tenendo assieme i vari livelli, “trattiene” la complessità del paesaggio e, in questo, definisce un punto di vista – di lettura – privilegiato della sua articolazione complessiva.

Gli interventi realizzati

Gli interventi realizzati

1. Le prime linee e la “terra di nessuno
La prima operazione ha riguardato il rigenerare le relazioni visive interne all’area e verso il contesto, mediante il taglio del bosco (taglio totale tra le due opposte prime linee che tornano nuovamente a guardarsi; un diradamento sulle retrovie, in corrispondenza dei manufatti e dei tracciati). Per il Trincerone sono stati riportati alla luce i brani di muratura esistenti e per un tratto del muro si è riproposta la parte mancante (l’aggiunta è stata staccata e differenziata dall’esistente per mezzo di una rientranza nella muratura e mediante l’utilizzo di un calcestruzzo nuovo). La pulizia ha interessato anche la prima linea austro-ungarica del Kopfstellung: sono emerse le emergenze dei capisaldi principali e, al posto del “Baracchino”,  si è realizzato uno spazio didattico-informativo pensato nella forma, dimensioni e proporzioni della trincea originale.
L’intero sito è ora visitabile mediante un percorso ad anello che si sviluppa all’interno di trincee e camminamenti, dove si viene accompagnati da installazioni didattiche.

2. Le retrovie
L’intervento è consistito in primo luogo nel togliere la vegetazione dai soli manufatti procedendo poi alla loro manutenzione straordinaria, alla segnalazione dei tracciati e alla installazioni di elementi didattici.
Sono stati recuperati i principali manufatti testimoni del sistema logistico, le linee di sbarramento e le varie postazioni di artiglieria. Sono tornati alla luce i sedimi dei cimiteri militari e dei centri di comando, il caposaldo della cima (prima austro-ungarico e poi italiano), le baracche e i crateri dei colpi di artiglieria. Sono stati recuperati i tracciati di camminamenti e trincee, che ora sono diventati deviazioni del Sentierio della Pace.
Sono stati poi identificati gli altri “livelli” di lettura del paesaggio dello Zugna: l’antropizzazione del territorio, testimoniata dalle pozze d’alpeggio e dal tracciato dell’antica mulattiera di monticazione; la geomorfologia, con la frana dei “Lavini” che ospita anche le Orme dei dinosauri; gli aspetti floristico- botanici.

3. Il sistema sotterraneo
Si è intevenuti anche sui manufatti che offrivano un riparo alle truppe sottoposte ai bombardamenti, usati anche come luogo di stoccaggio di merci e munizioni, oltre ad ospitare postazioni di artiglieria e elementi di difesa.
Nel “Sas dei Usei”, emergenza rocciosa presente nelle retrovie italiane, nel 1918 sono state scavate 6 differenti postazioni per mitragliatrice che tenevano sotto controllo l’area frontistante nonché il crinale verso la Vallarsa. L’intervento ha recuperato l’ingresso, due postazioni per mitragliatrici orientate su settori differenti; ha ripulito l’interno e risolto le fessure inserendo alcune strutture centinate metalliche. Nell’ingresso è posizionata una struttura metallica che evoca, per geometria, l’originaria struttura di sostegno del soffitto in calcestruzzo, attualmente privato del ferro di armatura dai recuperanti. Gli ulteriori ingressi ai vari settori del sistema sotterraneo sono stati riportati alla luce, identificandoli e pulendoli dal bosco e dai detriti; la ripresa video del “sistema sotterraneo” delle prime linee permette inoltre di “fissare” in immagine la fragilità di questo sistema, consentendone la visita “virtuale”.

La valorizzazione in chiave culturale/didattica si traduce funzionalmente nella visita ai siti recuperati, mediante un percorso, impostato ad anello, lungo il quale installazioni didattiche guidano i visitatori alla conoscenza dei siti recuperati.

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