Home / da/per primiero / baite / Le baite e il patrimonio edilizio tradizionale nel Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino

Le baite e il patrimonio edilizio tradizionale nel Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino

di Gino Taufer

di Gino Taufer

Lavora dal 1991 presso l’Ente Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino ed è responsabile del Settore Territorio e Strutture.

Interno del tabià del Cimerlo (Tonadico).

Le baite si distribuiscono all’interno del Parco in tre distinte aree (l’area Fiamena-Valsorda-Valzanca, la zona della media Val Canali e l’area posta a nord-ovest di Paneveggio–bacino del Travignolo). Esse sono oggetto di valorizzazione a partire dal 1996, anno del primo Piano di Parco. L’Ente, in più di vent’anni, ha operato seguendo varie modalità: attraverso un piano incentivi di miglioramento degli edifici e dei terreni limitrofi, con la realizzazione diretta di interventi, con lo studio e progettazione di arredi, con il censimento di 333 edifici per definirne le categorie d’intervento e la destinazione d’uso secondo criteri anche ambientali e paesaggistici.

Le tre aree delle baite nel territorio del Parco

Le tre aree delle baite nel territorio del Parco

L’area di Fiamena-Valsorda-Valzanca vede la presenza di una tipologia prevalentemente lignea.
Nel bacino del Vanoi ad esempio, il drastico calo demografico ha portato ad un marcato abbandono di questi luoghi e di conseguenza delle baite. Negli anni Ottanta-Novanta la Provincia di Trento ha provveduto all’acquisto di numerose strutture che ha permesso di salvare buona parte delle baite, ma nel contempo i prati che circondavano gli edifici sono stati in molti casi invasi dal bosco e hanno fatto perdere alle baite il loro senso originale. Un tentativo di gestione delle baite fatto dalla PAT è stato quello relativo al riutilizzo di un edificio rurale in Val Redòs con il progetto di Baita tecnologica che doveva dare un forte impulso allo sviluppo nel turismo di baite d’élite mantenendone l’involucro originale e sviluppandone internamente tutti i comfort possibili (classe energetica molto elevata, domotica, copertura Wi-Fi ad alta velocità …).

La zona della Val Canali e del versante meridionale del Cimerlo è punteggiata da molte baite che hanno mantenuto un assetto proprietario a carico dei privati. Una sviluppata rete viaria ha permesso di ottenere un buon mantenimento dei prati da sfalcio e un maggiore utilizzo delle baite che, nel contempo, hanno assunto un notevole valore economico.

Gli edifici che si trovano nel bacino del Travignolo presentano un’architettura e una tipologia leggermente diverse da quelli presenti nel Primiero e nel Vanoi. Primo fra tutti si trova l’uso della pietra che essendo porfirica si presta molto bene ad essere tagliata e modellata, tanto che molti edifici presentano uno zoccolo e parte dell’elevato in porfido squadrato. Anche l’utilizzo comune a più famiglie di alcuni edifici ha determinato lo sviluppo di grandi volumi o di piccoli rustici monofamiliari con destinazione abitativa. Lo sviluppo economico e turistico delle Valli di Fiemme e Fassa hanno determinato di riflesso anche un incremento di valore degli edifici rurali sparsi nel bacino del Travignolo, fattore questo che ha influito sulle modalità di conservazione e ristrutturazione delle baite.

L’applicazione della normativa del Piano di Parco ha visto, come detto, l’attuarsi di varie modalità operative.

1. Nei primi anni Duemila il Parco ha messo in campo un piano di incentivi finanziari con lo scopo di migliorare gli interventi ordinari e straordinari sugli edifici rurali e sui prati. Gli interventi di maggior impatto sono stati quelli sui manti di copertura in scandole, altri incentivi riguardavano sistemazioni esterne di muretti e recinzioni in legno nonché lo sfalcio dei prati da eseguirsi a mano e a macchina.

2. Un’altra forma è stata la realizzazione di vari interventi condotti in amministrazione diretta dall’Ente in collaborazione con soggetti privati. Il caso più importante è stato quello degli interventi sugli edifici rustici all’interno del progetto Sentiero etnografico del Vanoi che ha fortemente coinvolto Parco e realtà locali dal 1994 al 2002. Nel 1998 si è poi operato all’interno del progetto del Sentiero storico-culturale Tonadico-Cimerlo con il rifacimento del Tabià del Cimerlo (particolare cura è stata riservata alla realizzazione delle sistemazioni esterne, costruendo muretti, staccionate, regimando le acque provenienti dal tetto e costruendo un orto tradizionale).

Gli edifici del Sentiero etnografico del Vanoi

Gli edifici del Sentiero etnografico del Vanoi

malga Miesnotta di Sopra (complesso oggi inserito nel circuito degli itinerari etnografici del Trentino di maggior rilevanza);
Casèra dei Cròne ai Prati Tognola (lavoro svolto da squadre operai del Parco appositamente formate, informate e coinvolte nel processo di progettazione con l’affiancamento di persone esperte locali);
Casèra e del tabià dei Tassi (adeguamento di due edifici all’utilizzo ricettivo per un gruppo di 12 persone)
segheria veneziana di Valzanca (anche in questo caso con la completa ricostruzione dell’edificio segheria e dell’attiguo magazzino attualmente utilizzato come bar; la segheria funziona perfettamente con la forza dell’acqua e produce tavole di ottima qualità rispecchiando esigenze architettoniche e di utilizzo didattico in sicurezza rendendola unica nell’arco alpino.)

3. Nei primi anni Duemila, l’Ente Parco ha messo in campo anche uno studio di ricerca e progettazione per arredi da utilizzare all’interno degli edifici rustici riutilizzati, cercando di diffonderne le tipologie sviluppate e andando a creare un circolo virtuoso imitabile anche dai privati. Purtroppo i risultati attesi in tal senso non sono stati ottimali considerato che aziende e artigiani locali non hanno in seguito prodotto un numero significativo di questi arredi.

4. Nel 2005 è iniziato il nuovo censimento della baite, sono stati schedati 333 edifici riferiti al PET Baite, seguendo il processo di revisione/variante generale del Piano di Parco. La scheda baite è molto articolata e riporta anche una “lettura ed interpretazione” dell’edificio in chiave di “tipo” e “ambienti”, come definiti dal Manuale tipologico in vigore. La scheda di censimento va a considerare anche il contesto in cui l’edificio si trovava nel momento del rilievo. Per definire la categoria d’intervento e la destinazione d’uso, risulta assolutamente importante conoscere contesto e coltura dei fondi attigui.

La qualità nell’uso e nella ristrutturazione delle baite parte necessariamente dalla qualità progettuale e realizzativa. I numerosi interventi effettuati dal Parco nel corso di 25 anni di attività sul territorio hanno sempre dimostrato che la vera differenza qualitativa avviene durante le fasi di direzione lavori e non solo nelle specifiche volontà del committente. In buona sostanza i risultati di quanto ad oggi realizzato dal Parco dimostra che la ricetta per ottenere interventi di qualità sulle baite non è data solo dalla mera applicazione delle norme e del Manuale tipologico (che sono imprescindibili), ma anche da un mistura di saperi, cultura, tradizione e riproposizioni in chiave moderna.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi