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Le zone umide in Primiero: indagine e caratterizzazione fisica

di Daniele Corona

di Daniele Corona

nato a Lamon (BL) nel 1976, dal 2012 lavora presso la Comunità di Primiero, occupandosi di pianificazione territoriale, tematiche ambientali e sistemi GIS per il Settore Tecnico dell’ente.

Le aree umide, in inglese wetlands, si possono definire come “una varietà di ambienti dove si incontrano acqua e terra”. Cercare una definizione più precisa, tra le molte proposte a partire dalla Convenzione di Ramsar del 1971, è un’operazione poco utile in termini generali perché nessuna riesce a cogliere la complessità di questi ambienti, molto variabili nel tempo, nello spazio e nei caratteri ecologici. Inoltre, essi possono essere sia di origine naturale, come le sorgenti, i torrenti, i laghi, gli stagni, le torbiere, sia di origine artificiale, come i bacini idroelettrici.

Elemento distintivo delle zone umide è l’equilibrio dinamico tra i fattori che le caratterizzano, dei quali i principali sono l’assetto morfologico, l’acqua, il suolo ed il biota.

In termini morfologici il fattore chiave è la posizione del sito rispetto al versante (landscape position), ma per comprenderne l’assetto ecologico non possono essere trascurate la quota, la pendenza, la forma, l’omogeneità interna dell’area, la presenza o meno di confini fisici.

Ex-peschiere di Imer, zona umida artificiale (foto D. Corona)

Ex-peschiere di Imer, zona umida artificiale (foto D. Corona)

L’acqua è il fattore essenziale che determina lo stato e l’evoluzione dell’area umida. Sono rilevanti in particolare le variazioni nel tempo del livello idrico (hydroperiod), che spesso hanno carattere stagionale. In effetti una zona umida può considerarsi tale solo se le condizioni di saturazione o sommergenza sono sufficientemente ricorrenti per influenzare lo sviluppo della vegetazione specifica. Il livello d’acqua dipende dal bilancio idrologico tra flussi entranti ed uscenti, in superficie e profondità.

Il suolo condiziona la zona umida principalmente con gli strati più superficiali. Le caratteristiche più importanti sono due: la conducibilità idraulica, legata a granulometria e tessitura, la quale determina lo stato di saturazione del terreno e conseguentemente la presenza di ossigeno; e l’acidità, che influenza la disponibilità di nutrienti e l’attività microbiologica.

Le 17 aree campione indagate

Le 17 aree campione indagate

Sono 17 le aree umide per le quali è stata realizzata un’indagine approfondita, appartenenti a tutti e quattro i bacini idrografici che interessano il territorio di Primiero:

Bacino del Cismon:

CIS1 – Prà delle Nasse: area pianeggiante presso San Martino di Castrozza, a quota 1468 m, è un mosaico di torbiere

CIS2 – Civerton: sul versante a monte di Siror, a quota 1020 m, una palude in pendio

CIS3 – Lac: piccola area pianeggiante vicino ai prati di Fosne, a quota 1388 m, una prateria da pascolo

CIS4 – Palù Grant: torbiera e canneto pianeggiante nei pressi del laghetto Welsperg in Val Canali, a quota 1010 m

CIS5 – Longo – Fedai: unione di due siti diversi, un prato umido da fieno su versante ed una torbiera bassa piana, sono situati a monte di Transacqua vicino alla località Caltena, a quota 1100 m

CIS6 – Sorive: unico ambiente umido di fondovalle nell’indagine, tra Mezzano e Fiera, è un mosaico di torbiera, prato ed aree boscate; è in parte pianeggiante, in parte in pendio, a quota di riferimento 700 m

CIS7 – Càneva di Valpiana: pascolo in abbandono a Mezzano, raggiungibile dalla Val Noana a quota 1178 m, si è rivelata non essere un’area umida

Bacino del torrente Mis, quindi del Cordevole:

COR1 – Altopiano delle Pale: sorprendente torbiera situata a quota 2469 m, a circa 800 m a nord-est del Rifugio Rosetta, formata da un isolato strato torboso su un pavimento di dolomia piano e privo di fratture

COR2 – Brunet: presso Passo Cereda, a quota 1424 m, è una conca torbosa in parte degradata

Bacino del Travignolo:

TRA1 – Sorgenti del Travignolo: stretta area in Val Venegia, situata ove il campigolo della Vezzana inizia a salire verso il  Cimon della Pala, è un’area a scarsa pendenza, a quota 1930 m, caratterizzata da formazioni pioniere alpine

TRA2 – Travignolo presso Malga Venegia: tratto dell’omonimo torrente in Val Venegia, a quota 1750 m, è un’ambiente pianeggiante di origine morenica che alterna acque correnti a torbiere;

TRA3 – Malga Juribello: sito a modesta pendenza situato mezzo chilometro ad est della malga, a quota 1930 m, è una torbiera bassa impiegata come pascolo

TRA4 – Malga Costoncella: vicino a Passo Rolle, a quota 1900 m, si tratta di un insieme di torbiere di versante nel contesto del pascolo della malga

Bacino del torrente Vanoi:

VAN1 – Pian de la Bèla Fior: sito pianeggiante a quota 2042 m, ai piedi di Cima Cece, 1 km a sud-ovest di Forcella di Valmaggiore, è un mosaico di stagni, torbiere e formazioni erbose alpine

VAN2 – Tognola: a quota di riferimento 1850 m, si tratta della zona umida più estesa dell’indagine; è un versante formato da un mosaico di pascoli e torbiere situato nel contesto sciistico degli impianti di Tognola

VAN3 – Malga Boalon: campivolo dell’omonima malga a quota 1730 m, è un insieme di ambienti di torbiera e pascolo umido di versante

VAN4 – Calaita: lago eutrofico a quota 1604 m, in testa alla Valle del Lozen, bordato a settentrione da una piccola torbiera, è uno dei più importanti siti naturalistici di Primiero.

Come si può dedurre dall’elenco, le aree scelte sono disposte su tutto il territorio di Primiero, con una distribuzione altimetrica abbastanza regolare che va dal fondovalle all’Altopiano della Rosetta.

In Primiero, nel contesto del progetto europeo dynAlp-nature, sono state individuate preliminarmente 320 aree umide, distribuite su gran parte del territorio ma particolarmente numerose soprattutto nelle zone di Folga-Scanaiol, Lagorai e Val Travignolo. Si tratta per lo più di aree di piccole dimensioni, principalmente ambienti di torbiera e specchi d’acqua. Di queste ne sono state selezionate 17 come rappresentative delle diverse realtà sul territorio, e sono state studiate sotto il profilo fisico, vegetazionale, faunistico ed antropologico. Dallo studio fisico (articolato in localizzazione, morfologia, idrologia, suolo, dinamiche evolutive) emerge la difficoltà nel trovare un filo conduttore che leghi questi ambienti, molto diversi tra loro per assetto topografico, geologico, fonti di approvvigionamento, fluttuazioni stagionali, dimensioni, omogeneità, uso da parte dell’uomo, stato di conservazione. Unici aspetti comuni tra i siti indagati sono la persistenza nel tempo, anche nei periodi siccitosi, e l’impossibilità di stabilirne confini precisi rispetto agli ambienti circostanti. Ciò riflette la varietà con cui questi ambienti si possono manifestare anche in un ambito poco esteso come Primiero.

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